Il Sacro Graal e Mantova


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Vincenzo I Gonzaga ed il Sangue di Cristo

L'Ordine del Redentore

Vincenzo I Gonzaga, era già membro dell’ordine cavalleresco del Toson d’Oro, a cui gran maestro Filippo II di Spagna nel 1589 lo aveva aggregato a fronte dell’esborso dell’imponente cifra di 300.000 scudi d’oro. Non appagato di questo, nel 1608 durante le sfarzose feste per il matrimonio del uo figlio primogenito ed erede con l’infanta di Savoia volle istituire un proprio ordine equestre intitolato “del Redentore o del Preziosissimo Lateral Sangue di Cristo”, una unione di fratellanza il cui simbolo distintivo era costituito da un collare con medaglioni in oro concatenati che proponevano, i primi, l’impresa denominata del “crogiolo alle fiamme” nel quale fondono alcune verghe d’oro, i secondi le iniziali del motto pertinente l’impresa medesima D.P. che stava per DOMINE PROBASTI (ET COGNOVISTI ME) tratto dal Salmo 138.

Il pendente del collare era costituito da una medaglia in oro raffigurante due angeli tenenti un reliquiario, all’interno del quale figuravano poste tre gocce del Sangue di Cristo, accompagnate dal motto NIHIL ISTO TRISTE RECEPTO. 
I cavalieri dell’Ordine Cavalleresco vestivano un abito di colore rosso acceso, molto ampio e lungo fino a terra, ricoperto da un manto del medesimo colore seminato di fiammelle, di grande suggestione.

L’Ordine Equestre del Redentore, nei suoi cento anni di vita annoverò un centinaio di cavalieri, relativamente ai quali sopravvivono gli stemmi, riprodotti nei dipinti qui esposti. Essi provengono dalla “Sacrestia dei Cavalieri” nella basilica di Sant’Andrea, e, restaurati per intervento della Società di Palazzo Ducale, esprimono le insegne di 15 famiglie aristocratiche: 14 di cavalieri ascritti all’Ordine ed uno relativo a un suo Gran Cancelliere, il nobile Tullo Petrozzani.