Il Sacro Graal e Mantova


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Ferrante Gonzaga

Uomo d'armi e di Governo, combattè per la causa del Sacro Romano Impero, fedele all'Imperatore Carlo V, con determinazione e coraggio.

Questa la biografia "ufficiale" del Gonzaga, accanto alla quale l'autore, dopo decenni di studi e ricerche, ne propone una seconda, "segreta", in cui si ipotizza che il Principe sia stato a capo di un ordine cavalleresco misterioso: il priorato di Sion, del quale Ferrante sarebbe stato Gran Maestro



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GLI ENIGMI DI BIBBONA:
DAI TEMPLARI A LEONARDO DA VINCI
LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PIETÀ
"...Sull'architrave della quattrocentesca chiesa c'è un'iscrizione interpretata da taluno come la più antica segnalazione stradale d'Italia: 'Terribilis est locus iste' essendo posta la chiesa su una curva pericolosa...", riportava la guida.
Ovviamente questa cosa mi faceva sorridere. Perché qualcuno 500 anni fa avrebbe dovuto avvertire della curva pericolosa?
La scritta si trova sul portale principale d'ingresso della chiesa, ma ancor più curioso è il fatto che questa frase si trova anche nella chiesa di Rennes le Château, in Lingua d'Oca. Chi ha letto il "Codice Da Vinci" di Dan Brown, o, meglio ancora, "il Santo Graal" di Baigent, Leigh e Lincoln, conosce molto bene questa chiesa.
Queste iscrizioni, messe sui portali delle chiese, dovevano servire alla gente comune come invito ad entrare nella casa del Signore, ma in questo caso, più che di un invito ad entrare pare un invito a starne fuori!
Un elemento affascinante di Santa Maria della Pietà è la stupenda pianta a croce greca. È una particolarità estremamente interessante, soprattutto per il fatto che se uno la osserva attentamente non può che rimanere affascinato dalla sua perfezione.
A questo punto viene da porsi una domanda: quei due signori che si dice siano coloro che l'hanno progettata, Vittorio di Lorenzo Ghiberti e Ranieri di Jacopo da Tripalle, avevano effettivamente le facoltà, le possibilità e le conoscenze per fare questo tipo di costruzione? A questa domanda tenteremo di rispondere dopo.
Se voi guardate la pianta della chiesa, trovate nel centro della croce, il quadrato e il cerchio.
Questa è una forma geometrica perfetta, che utilizzavano gli artisti e gli architetti rinascimentali.
Il padre di Vittorio Ghiberti, Lorenzo, era in contatto con un importante architetto del Rinascimento: Leon Battista Alberti. Questi era un personaggio straordinario, uno degli artisti più importanti del Rinascimento. A Mantova egli progettò la madre di tutte le chiese: Sant'Andrea, la chiesa che da 600 anni custodisce il Sangue di Cristo, che la leggenda vuole stia stato portato nella città lombarda da Longino, il centurione che trafisse il Cristo sulla Croce.
Leon Battista Alberti era amico di Lorenzo ed entrambi usavano nei loro progetti architettonici le forme geometriche del cerchio e del quadrato, unitamente ad un altro personaggio straordinario: Leonardo Da Vinci.
Qualche tempo fa sul "Tirreno", quotidiano toscano, il più famoso studioso al mondo di Leonardo, il Prof. Carlo Pedretti, ha scritto di una carta geografica del grande maestro accennando ad un fatto estremamente importante: l'unica chiesa che si può notare in tutta la mappa è la chiesa posta fuori dalle mura di Bibbona: Santa Maria della Pietà.
Perché Leonardo era così interessato a questa chiesa tanto da descriverla con dovizia di particolari in una sua carta geografica? Aveva forse partecipato attivamente alla sua progettazione?
Il Dr. Pedretti azzarda inoltre un'ulteriore inquietante ipotesi.
Nel dipinto della "Vergine delle Rocce" di Leonardo, che si trova in una collezione privata in Svizzera, la collezione Cheramy (di questo quadro ne esistono altre 2 copie, la prima si trova in Inghilterra al British Museum e la seconda in Francia al Louvre), secondo il Pedretti, la chiesa rappresentata sullo sfondo potrebbe essere la chiesa di Santa Maria della Pietà di Bibbona.
Immaginate a questo punto che uno dei quadri più importanti e più famosi di Leonardo ha rappresentata, tra le migliaia di chiese che egli ha visitato, visto, studiato, proprio Santa Maria della Pietà di Bibbona, questa piccola chiesa posta ai margini di un paese dell'entroterra della Maremma Livornese.
Se effettivamente nella "Vergine delle Rocce" della collezione Cheramy è stata rappresentata la chiesa di Bibbona, si aggiunge un'ulteriore conferma a ciò che si stia ipotizzando e cioè che la chiesa di Santa Maria della Pietà di Bibbona porta la mano non solo del Ghiberti e del Tripalle, ma anche, e soprattutto, quella di Leonardo o, comunque, come dice anche il Prof. Pedretti, Leonardo "ha messo la sua impronta" in questo progetto.
Rimane comunque da chiarire perché per Leonardo da Vinci questa piccola chiesa, posta in un angolo sperduto della Toscana, fosse così importante. Forse il maestro voleva lasciare un segnale che indicasse l'importanza del borgo di Bibbona e della sua chiesa per lui e per quelli della sua cerchia (il Priorato di Sion)?
L'ARCO DI BACCO
Il secondo monumento interessante di Bibbona è "L'Arco di Bacco".
Diverse sono le interpretazioni date di questo monumento: un'edicola votiva, un ricovero di animali oppure l'entrata di una chiesa.
Il simbolo più importante, che troviamo sull'arco, è quello presente nella chiave di volta in cui possiamo scorgere una spiga o il gambo di un fiore e, nel centro, una croce patente e poi intorno una ruota, un cerchio dentato. Quest'ultima simbologia potrebbe essere legata a Santa Caterina d'Alessandria, santa famosa perché muore sulla ruota, santa a cui anche i Templari erano devoti.
All'interno dell'Arco di Bacco è presente unaffresco. Nel dipinto si riesce a scorgere sulla destra un nobile o un cavaliere inginocchiato, mentre sulla sinistra è presente un giglio, forse il giglio araldico oppure il "fleur de lys" del Priorato di Sion?
Sulla sinistra della navata della chiesa di Sant'Ilario, posta nel cuore del centro storico di Bibbona, c'è un quadro di un certo Alessandro Sei, in cui è rappresentata una veduta di Bibbona del '600.
La fattura del dipinto non è eccezionale, ma esso è comunque importante perché probabilmente è l'unica rappresentazione di Bibbona del '600, forse la "mappa" più antica esistente di questo paese.
Sulla destra del dipinto, al di fuori delle le mura della città, si può vedere un edificio, oggi non più esistente, che sembra una rocca circolare posta davanti ad un altro edificio più alto. Se facciamo le proporzioni con il resto del paese queste strutture fortificate dovevano essere sicuramente molto importanti. Ma la cosa più importante è che la costruzione si trova nell'attuale posizione in cui è posto l'Arco di Bacco e l'attuale sede del Comune. Si può quindi ipotizzare che l'Arco di Bacco potesse essere il portale d'accesso di una rocca fortificata che si trovava fuori delle mura. Ma chi ci stava dentro? Chi erano i cavalieri che abitavano questa rocca? I Templari? Forse la risposta sta proprio nella croce "templare" scolpita sull'archivolto.
Inoltre per avvalorare l'ipotesi della fortezza è stata misurata la base interna dell'Arco di Bacco ed è risultata pari a 3.65 metri; queste sono circa le stesse misure del portale d'accesso al Torrione del Rivellino a Piombino (posta a pochi km da Bibbona) la cui larghezza alla base è 3.80 metri. Perciò probabilmente l'accesso della rocca che stava al di fuori delle mura di Bibbona aveva all'incirca le stesse dimensioni del Torrione del Rivellino, ovvero quasi 10 metri di altezza.
L'Arco di Bacco probabilmente altro non era che l'accesso ad una rocca fortificata molto importante, così importante da essere l'edificio più grande di Bibbona e coloro che stavano all'interno della rocca avrebbero potuto essere i Cavalieri Templari.
IL PODERE DI SAN GIOVANNI
Il terzo luogo enigmatico di Bibbona è il Podere San Giovanni. Questo, molto probabilmente, era un ospedale templare.
Andando a ritroso nel tempo, e guardando i documenti ufficiali che parlano di questo podere, il cui nome in passato era "Ospedale di San Giovanni su Poggio Romeo", si ricava che lo stesso passò nel XV secolo ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme ora noti come Cavalieri di Malta.
Nel XIV secolo, quando l'ordine Templare fu soppresso, i Cavalieri di san Giovanni di Gerusalemme ereditarono tutti i loro beni, le loro pievi, i loro ospedali, compreso una parte degli archivi, tranne il mitico tesoro templare, che non fu mai ritrovato... ufficialmente.
Probabilmente prima dei Cavalieri di S Giovanni di Gerusalemme, i custodi di questo ospedale erano i Cavalieri del Tempio di Gerusalemme ovvero i Templari. Questo complesso di fabbricati ha una posizione strategica; da lì si domina Bibbona e si ha una vista di tutte le sue strade di accesso.
Un altro piccolo indizio su chi furono i fondatori dell'ospedale ce lo danno le due teste di pietra che stanno, guardando la pieve, sulla sinistra in alto, sotto il tetto, nella parte più antica del fabbricato. I Cavalieri di Malta non mettevano teste scolpite nei loro edifici, invece i santi decollati erano venerati dai Cavalieri del Tempio.
Le due teste di pietra potrebbero essere pertanto quelle di San Giovanni Battista e San Giacomo Maggiore, due santi decollati venerati dai Templari.
Se ci si sposta di qualche chilometro, scendendo più a sud, a Campiglia Marittima, si trova la splendida Pieve di San Giovanni (all'interno del cimitero, fuori dalle mura del paese). In essa si possono notare, in alto nell'abside all'esterno della finestra, due teste di pietra scolpite. Anche questa pieve si presume fosse una pieve templare. Inoltre, all'esterno, sul fianco sinistro, è presente il palindromo del "Sator".
CONCLUSIONI
Quali sono gli enigmi racchiusi fra le mura di questo borgo posto nel primo entroterra della Maremma Livornese?
Tutto il paese poggia sopra un grosso insediamento etrusco. Probabilmente la montagna è completamente traforata di cunicoli e attraversata da strade sotterranee etrusche. Si narra che esista una galleria che dal muro che sta dietro la chiesa si Santa Maria della Pietà vada fino a "La California", una località della zona posta nei pressi del mare. Non dimentichiamo che Vada, che dista pochi chilometri da Bibbona, era un importante porto etrusco utilizzato poi anche nei secoli successivi dai popoli che si sono insediati in queste zone.
Diversi studiosi hanno ipotizzato il fatto che i Templari avevano una particolare preferenza ad insediarsi su siti Etruschi. Questo perché gli Etruschi creavano i loro insediamenti dove credevano fossero presenti forti correnti di energia che dal sottosuolo si sviluppavano verso la superficie.
Un filo sottile attraversa i secoli e unisce coloro che si sono insediati a Bibbona. Esso parte dagli Etruschi e arriva fino ai Templari; tutti costoro hanno lasciato flebili tracce del loro passaggio, ma le mura, le pietre, lo stesso sottosuolo e ciò che rimasto delle loro vestigia recano segni inconfondibili del loro passaggio.